Dal 25 al 27 giugno la brigata dei Buoni e Cattivi è stata a Rimini per ExpoAid 2026, il grande appuntamento nazionale dedicato alla disabilità, all’inclusione e al valore di ogni persona.
Tre giorni intensi, pieni di incontri, confronti e nuove amicizie. Ma soprattutto un’occasione preziosa per portare fuori dalla Sardegna un’esperienza che, ogni giorno, prova a trasformare il lavoro in possibilità, la cucina in relazione, la ristorazione in uno spazio concreto di crescita e riscatto.
A Rimini, Buoni e Cattivi ha portato un pezzo di Sardegna: sapori, storie, mani al lavoro, cura dei dettagli. Tra i piatti serviti anche il pane frattau, uno dei simboli più semplici e autentici della nostra terra. Ma insieme al cibo è arrivato molto di più: è arrivato il racconto di una cooperativa sociale nata dall’intuizione di Domus de Luna, per dare continuità ai percorsi avviati nelle comunità, nel carcere minorile e nei luoghi di accoglienza.
Buoni e Cattivi è questo: una famiglia professionale e umana in cui ragazze e ragazzi con storie difficili, giovani con disabilità psichica o invalidità, persone provenienti dal circuito penale, mamme, neomaggiorenni e persone rifugiate possono imparare un mestiere, misurarsi con responsabilità vere, scoprire talenti, rimettersi in cammino.
ExpoAid è stato il luogo giusto per raccontare tutto questo. Perché parlare di inclusione non significa solo immaginare spazi più accessibili o percorsi più giusti. Significa anche creare occasioni reali in cui le persone possano esserci, partecipare, lavorare, essere viste per quello che sanno fare e non per la fragilità da cui arrivano.
La brigata dei Buoni e Cattivi ha vissuto Rimini con questo spirito: con l’energia di chi sa che ogni servizio è anche un incontro, ogni piatto racconta una storia, ogni tavola apparecchiata può diventare un piccolo luogo di comunità. In mezzo a seminari, laboratori, associazioni, enti del Terzo Settore e realtà arrivate da tutta Italia, la presenza di Buoni e Cattivi ha portato una testimonianza concreta: l’inclusione non è un concetto astratto, ma qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno, anche dietro un bancone, in cucina, in sala, accanto a un collega.
Tornare a casa da ExpoAid significa tornare con il cuore pieno. Di incontri, sorrisi, parole ascoltate, mani strette, nuove connessioni. Ma significa anche tornare con una conferma: il lavoro, quando è accompagnato con cura, può diventare uno degli strumenti più forti per restituire dignità, autonomia e fiducia.